“In terapia non ci va chi ha problemi, i problemi li abbiamo tutti. In terapia ci va chi vuole risolverli”

Decidere di intraprendere un percorso di psicoterapia non è sempre facile.
Questo perché è molto frequente che propri ed altrui pregiudizi e stereotipi sociali, errate convinzioni, alzino delle vere e proprie barriere che rendono difficile l’elaborazione del bisogno di ​prendersi cura della propria salute psicologica​, esattamente come si fa con la salute fisica!

Eppure ci sono volte in cui la sensazione che si avverte è quella di essere intrappolati in situazioni dalle quali, nonostante innumerevoli e faticosi tentativi, non si riesce ad uscire.

Può succedere di avere l’impressione che le nostre risorse stiano per esaurirsi (o che l’abbiano già fatto!), di non riuscire a far fronte ad un momento di ​crisi personale, di coppia o familiare, di non saper come gestire sopraggiunte difficoltà relative alla sfera affettiva, sociale, relazionale, scolastica o lavorativa​. Può succedere di venir colti da un ​eccesso di ansia, rabbia, stress, pensieri negativi, paure​.

“…l’approccio strategico nell’ambito della psicoterapia può essere definito come l'”arte” di risolvere complicati problemi umani mediante “apparentemente” semplici soluzioni… nonostante infatti certi problemi o sofferenze persistano da molti anni
non per questo sono necessarie altrettanto lunghe degenze e complicate soluzioni

(​G. Nardone)

Durante gli anni ’60, l’incontro tra le tecniche di psicoterapia, messe a punto da Milton Erikson e la formulazione teorico-applicativa sistemica, elaborata a Palo Alto dal gruppo guidato da Gregory Bateson, ha permesso lo sviluppo di una vera e propria scuola di pensiero su “come” gli esseri umani si rapportano alla realtà, o meglio, su come ognuno di noi si relaziona con se stesso, con gli altri e con il mondo.

Fondato sulla constatazione dell’impossibilità di offrire una spiegazione assolutamente “vera” e “indiscutibile” della realtà di ciascun individuo, l’innovazione di tale approccio è costituita dal dare importanza al “come” funziona il comportamento umano di fronte ai problemi dell’esistenza e della convivenza tra gli individui, in termini di percezione e relazione.

La realtà che percepiamo e con la quale ci rapportiamo, problemi e patologie compresi, sono il frutto dell’interazione tra il punto di osservazione assunto, gli strumenti utilizzati, e il linguaggio che utilizziamo per comunicare con tale realtà.

Nell’ottica strategica, è possibile trovare rimedio ai disagi umani attraverso mirate strategie in grado di “spezzare” il sistema circolare di retroazione, attraverso il quale il problema si autoalimenta e autodetermina.

Distogliendo l’attenzione dalla ricerca delle cause, finora erroneamente ritenute l’unico modo per far fronte al problema, ​attraverso il percorso terapeutico si agisce, ed attivamente interagisce col paziente, al fine di disinnescare, nel più breve tempo possibile, i meccanismi disfunzionali che contribuiscono al mantenimento di una situazione che reca sofferenza​.

Ciò che si offre è pertanto un intervento che, attraverso la ricerca delle tentate soluzioni e l’utilizzo di mirate esperienze emozionali correttive, adatta le più moderne e accreditate teorie scientifiche alle situazioni, e non le situazioni ad una teoria, nel pieno di rispetto della preziosa unicità di ogni individuo.